Celentano…si Celentano, sicuramente uno dei cantautori italiani più famosi, ma risalta non tanto per le sue canzoni ma per la personalità ed i film da regista al cinema cosi surreali e non sense ( Joan Lui – Yuppi Du- Geppo il folle)

Il meglio di Celentano lo da negli anni 60/70 quando impazzava la moda di fare cover di canzoni straniere spacciandole per originali ( ma avete mai visto sul back degli lp riferimenti alla song originale????).Per caso mi son imbattuto in un vecchio Hit  “Il ragazzo della Via Gluck” scoprendo che in controdentenza che all’estero han fatto dozzine di cover.Ovviamente il lavoro di Celentano è pregevole tanto che nessun emulazione si avvicina

IL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK

 

Il ragazzo della via Gluck
Artista  Adriano Celentano 
Autori testo  Luciano Beretta ,  Miki Del Prete  – musica  Adriano Celentano , arrangiamento  Detto Mariano 
Genere  Pop  
Pubblicazione originale
Incisione  Il ragazzo della via Gluck/Chi era lui – ALBUM : LA FESTA  
Data gennaio  1966 
Etichetta  Clan Celentano  
Durata 4,13 min
Il ragazzo della via Gluck è una canzone di Adriano Celentano, originariamente pubblicata come Singolo nel 1966 e poi inserita nella raccolta “La festa” (destinata esclusivamente ai lettori della rivista di fotoromanzi Bolero Film) e, nel 1968, nell’album omonimo.

Si tratta di una canzone   autobiografica  : la via Gluck del quartiere Greco  di  Milano era una via periferica adiacente alla linea ferroviaria dove il cantante viveva da ragazzo con la famiglia, che nel  dopoguerra  conobbe un rapido processo di  urbanizzazione . Dal testo emerge il nostalgico rimpianto di un mondo perduto, quello dell’infanzia e di parte dell’adolescenza, cioè fino a quando Celentano dovette lasciare il quartiere con la famiglia per andare a vivere in centro, in casa del fratello.Gli 8 anni passati  sono un riferimento al tempo trascorso, nel 1966, dall’inizio della carriera discografica di Celentano, nel 1958.La famiglia Celentano è originaria di Foggia.

Il brano, una sorta di  ballata  costituisce un superamento da parte dell’artista del ruolo di “Screamer” che lo aveva definito fino a quel punto, nonché uno dei primi tentativi di confrontarsi con tematiche più impegnative, in particolare quella ambientalista, prefigurando una sostanziale rottura rispetto al passato.

Alla vigilia del  Festival di Sanremo del 1966  a Celentano fu proposta la canzone  Nessuno mi può giudicare ,ma il cantante preferì portare invece questo brano, presentato in coppia con il  Trio del Clan  ( Gino Santercole ,  Ico Cerutti  e  Pilade). La canzone non sembrò convincere il pubblico, che ne decretò l’esclusione dal Festival dopo la prima serata

Il successo di vendite del 45 giri invece fu tuttavia immediato: il disco raggiunse il secondo posto nella classifica della  hit parade italiana  nel 1966 e nel 1967, risultando il 10º più venduto nel 1966.

È diventata nel tempo una delle canzoni più note di Celentano, ed anche una delle più rappresentative, sia per i molti riferimenti autobiografici che per l’introduzione della tematica ambientalista che il cantante riprenderà in molte sue prese di posizione e in altre canzoni (tra le altre: Mondo in mi 7a, Sognando Chernobyl, La situazione non è buona, I passi che facciamo, Svalutation, Io sono un uomo libero, Aria… non sei più tu, Un albero di trenta piani,La pubblica ottusità, C’è sempre un motivo, I want to know – parte I e II, L’ultimo degli uccelli, Uomo macchina, tutte contenute, assieme a Il ragazzo della via Gluck, in Canzoni contro, secondo disco della raccolta  L’animale , pubblicata nel 2008).

Per sfruttare il successo del brano vennero creati  I Ragazzi della Via Gluck , che sono stati il gruppo musicale di supporto di Adriano Celentano dal 1966 al 1978.

Testo :
Questa è la storia
Di uno di noi
Anche lui nato per caso in via Gluck
In una casa, fuori città
Gente tranquilla, che lavorava
Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà
Questo ragazzo della via Gluck
Si divertiva a giocare con me
Ma un giorno disse
Vado in città
E lo diceva mentre piangeva
Io gli domando amico
Non sei contento
Vai finalmente a stare in città
Là troverai le cose che non hai avuto qui
Potrai lavarti in casa senza andar
Giù nel cortile
Mio caro amico, disse
Qui sono nato
In questa strada
Ora lascio il mio cuore
Ma come fai a non capire
È una fortuna, per voi che restate
A piedi nudi a giocare nei prati
Mentre là in centro io respiro il cemento
Ma verrà un giorno che ritornerò
Ancora qui
E sentirò l’amico treno
Che fischia così
“Uah, uah”
Passano gli anni
Ma otto son lunghi
Però quel ragazzo ne ha fatta di strada
Ma non si scorda la sua prima casa
Ora coi soldi lui può comperarla
Torna e non trova gli amici che aveva
Solo case su case
Catrame e cemento
Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città, ah
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà, ah
Non so, non so
Perché continuano
A costruire, le case
E non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba
Eh no
Se andiamo avanti così, chissà
Come si farà
Chissà
Chissà
Come si farà

I Ragazzi della Via Gluck

Si formano a Milano  nel 1965 con il nome Epoca 70, ed iniziano ad esibirsi in vari locali, tra cui il Santa Tecla, in cui entrano in contatto con  Miki Del Prete , che propone loro un contratto con l’etichetta  Clan Celentano , imponendo però il cambiamento del nome in I Ragazzi della Via Gluck.

Nel 1967 accompagnano Adriano Celentano al  Cantagiro 1967  vestiti da contadini, dalla canzone che hanno inciso poco prima, Il contadino, cover di  Hold On! I’m a Comin’  di  Sam & Dave .

Partecipano al  Festival di Sanremo 1970  con Ahi! Che male che mi fai (cantata in abbinamento con  Paolo Mengoli ), senza arrivare in finale, al  Cantagiro 1970  con Volo AZ/018 e a  Un disco per l’estate 1971  con Messaggio da Woodstock, senza superare la fase eliminatoria.

Tornando alla canzone

Celentano si sofferma su un concetto più volte in molte sue canzoni: il cambiamento sull’ambiente causato dal progresso e le conseguenze che le scelte dell’uomo hanno sulla natura. Questa viene concepita non solo come un simbolo di libertà, ma come simbolo di vita vera per eccellenza, una vita semplice, ma autentica. La città fatta di palazzi è luogo che costringe e opprime, mentre i grandi prati, gli alberi e la natura tutta è idealizzata, è un locus amoenus (luogo incantevole). Si contrappone, pertanto, ad un’idea di società interessata e consumistica, mentre l’autore è in continua polemica con la classe politica inadeguata al suo compito.

La città viene normalmente concepita come luogo di grandi opportunità, eppure è motivo di profonda tristezza per il ragazzo della via Gluck dover lasciare la campagna. Banalmente, in città il ragazzo non dovrà più andare a lavarsi nel cortile, avrà un tenore di vita migliore. Eppure, il suo cuore è in via Gluck anche con tutta l’umiltà di quella vita, che perfino nel semplice fischio dell’antico treno, sa di verità.

Quando si parla di rapporto uomo/natura in letteratura, si pensa subito a Virgilio compositore di poemi come le Georgiche e le Bucoliche

Già nell’antica Grecia, infatti, esistette, seppur diversa, una contrapposizione tra città e campagna ed è proprio dalle opere di questo autore che possiamo intuirlo: gli autori a lui contemporanei avevano come centro focale la cultura della πόλις (pòlis), invece Teocrito si allontana dalla città, perché rimpiange l’ideale della vita umile di campagna. Alla realtà borghese, quindi, si oppone il mondo idealizzato e più umile dei campi. Ciò viene realizzato attraverso una profonda attenzione ai dettagli ed alle piccole cose. Anche quando parla di personaggi del mito, li rappresenta fanciulli nella semplicità di attività quotidiane. Per questo viene definito minimalista.

La semplicità fonte della felicità

Virgilio è il maggiore rappresentante del genere bucolico nella letteratura latina. Anche le sue opere di questo tenore mantengono il minimalismo di Teocrito, tanto che nel IV libro delle Georgiche Virgilio afferma:”in tenui labor at tenuis non gloria” (lavoro di modesto contenuto, ma non di modesta gloria). Infatti, l’autore nelle Georgiche si concentra su piccole cose della natura, come le api e su minuscoli aspetti della vita apparentemente trascurabili, però importanti. Sono fondamentali non solo per la splendida resa formale e linguistica, ma proprio perché la campagna è idealizzata come luogo di pace e verità. Come un semplice fischio del treno, così un semplice aspetto può rendere la vita più autentica.

È un locus dove la vita si svolge nella sua realtà, mentre la città secondo Virgilio è falsa e corrotta. Contrappone il duro lavoro dei contadini, al ruolo di oratori o soldati: i primi in campagna vivono una vita autentica, i secondi sono immersi in una società materialista, ma priva di valori, da cui il locus amoenus è fuga.

Cover

Nello stesso anno della pubblicazione, Giorgio Gaber  ne incise una  cover , pubblicata su due 45 giri allegati alla rivista  Pop , il primo a marzo,  Il ragazzo di via Gluck  (con sul retro  Dio come ti amo  cantata da  Iva Zanicchi ), ed il secondo a giugno, Il ragazzo della via Gluck (con sul retro Una casa in cima al mondo cantata da  Utto Hammers ).

Sempre a giugno Gaber pubblicò  La risposta al ragazzo della via Gluck  (con sul retro  Ma voi ma voi ma voi ), ironica risposta al brano di Celentano.

Giorgio Gaber, che ha da sempre fatto sua questa idea di impegno, ha risposto alla canzone di Celentano, con un suo brano. Risposta al ragazzo della via Gluck pone l’accento non sul problema della campagna distrutta per costruire palazzi, ma delle zone urbane degradate che vengono sostituite dai prati. Racconta, infatti, di un ragazzo che si deve sposare, ma che a causa del Piano Verde (manovra degli anni ’60 prevista dal quarto governo Fanfani) viene sfrattato.

 

Le cover Straniere

In  Gran Bretagna , nel  1966 , la cantante statunitense  Verdelle Smith  cantò una versione in  inglese  dal titolo Tar and Cement.

La questione ambientale è mantenuta e potenziata in questa cover. Questa versione, nonostante una traduzione semi-letterale della versione italiana, riesce decisamente meglio a descrivere gli avvenimenti urbanistici del contesto americano del dopoguerra, contrapponendo l’erba dei prati (meadows and grass) della small town di origine, al catrame e al cemento della città. Probabilmente anche l’autobiografismo di questa cover è fittizio, ma il risultato è molto più intrigante rispetto alla versione francese: c’è in effetti un tentativo di descrivere le dinamiche di immigrazione dalla town alla city e i relativi problemi di integrazione (la solitudine, loneliness).
Celentano ha visto crescere la sua Milano in altezza, la Smith descrive invece una città cresciuta in orizzontale, “stravaccata” e tagliata da grandi infrastrutture per il traffico delle automobili.

Sempre in inglese, ma con il titolo The story of a country boy fu cantata dai belgi The Cousins.

Una delle versioni più note è quella  francese  di  Françoise Hardy ,  che, dopo averla sentita a  Sanremo  nel  1966 , la interpretò nello stesso anno col titolo La maison où j’ai grandi e il testo adattato dal noto paroliere  Eddy Marnay , diventando un successo. Venne inclusa anche nell’album  omonimo , pubblicato ad ottobre, che contiene altre cover in francese di brani italiani (come  Se telefonando  e Ci sono cose più grandi).

Il testo descrive una casa di campagna con un giardino: rose, pietre e alberi. Uno spazio che alla ragazza evoca molti momenti spensierati, passati insieme ai suoi amici di infanzia. Lo sguardo sulla città in espansione passa però decisamente in secondo piano,

Non si ritrovano i richiami ecologici di Celentano e nemmeno la forza data dal racconto di una storia vera vissuta sulla propria pelle. La Hardy ha infatti passato la propria infanzia nella Parigi haussmaniana (arrondissement 9), distante dai Grands Ensembles della banlieue, la periferia parigina fatta di casermoni in linea a basso costo,

L’autrice in omaggio a Celentano cantò il ragazzo della via Gluck in italiano

Cesária Évora  ha pubblicato la versione in  creolo capoverdiano  dal titolo Quel casinha, cantata insieme allo stesso Celentano, nel suo album  Cesária Évora – & del  2004 .

La questione ambientale è invece mantenuta e potenziata nella cover inglese di Verdelle Smith, che intitola il brano Tar and Cement, “catrame e cemento”. Questa versione, nonostante una traduzione semi-letterale della versione italiana, riesce decisamente meglio a descrivere gli avvenimenti urbanistici del contesto americano del dopoguerra, contrapponendo l’erba dei prati (meadows and grass) della small town di origine, al catrame e al cemento della città. Probabilmente anche l’autobiografismo di questa cover è fittizio, ma il risultato è molto più intrigante rispetto alla versione francese: c’è in effetti un tentativo di descrivere le dinamiche di immigrazione dalla town alla city e i relativi problemi di integrazione (la solitudine, loneliness).
Celentano ha visto crescere la sua Milano in altezza, la Smith descrive invece una città cresciuta in orizzontale, “stravaccata” e tagliata da grandi infrastrutture per il traffico delle automobili.

Nel 1967 , la cantante  Anna-Lena Löfgren  cantò una versione in  svedese  dal titolo Lyckliga gatan ed una in  tedesco  dal titolo Immer am Sonntag

Il tema autobiografico è presente nella versione svedese, cantata da Anna-Lena Löfgren e scritta da Britt Lindeborgsgatan. Intitolata Lyckliga gatan (“Strada Felice”), la cantante si è ispirato alla canzone di Celentano per raccontare della sua casa natale a Gamla Hagalund, l’area storica di Tapiola abbattuta nel 1960 per far posto ad un quartiere in stile razionalista. L’autore ricorda con precisione elementi della sua casa natale: una strada tranquilla, l’edera, il tiglio, una porta. E a quell’immagine idilliaca di piccolo quartiere contrappone la nuova città, caratterizzata invece da cemento e da edifici alti e spazi pubblici poco sicuri

Qui più che di espansione urbana si parla piuttosto di riqualificazione (senza rigenerazione in questo caso): un vecchio quartiere di piccole villette tipiche è demolito e sostituito da anonimi edifici in linea, molto più alti e impattanti sullo spazio pubblico.

È interessante notare come il contributo svedese non concentri l’attenzione su un edificio specifico, sia esso la casa a corte di Celentano, la villa della Hardy o la casetta della small town della Smith: l’attenzione è posta infatti sulla strada, su uno spazio pubblico, dove la città vive.

Come racconta l’autore svedese, anche dove la densità è eccessiva e i servizi sono pochi si genera l’insicurezza. E il senso di urbanità, paradossalmente, si perde.

Alliso Durbin e’ una cantante folk-pop neozelandese nata nel 1950, e qui ci una versione realizzata negli anni 70 della mitica canzone di Celentano

Nel 1999  in  spagnolo  con il titolo La casa donde yo crecí dalle Seducidas y Abandonadas.

La canzone fu adattata in  ceco  con il titolo Závidím’ da Jiří Grossmann
La canzone fu anche incisa nel 1966 da  Caroline Munro  e dal cantante irlandese  Joe Dolan .
Con questo è tutto…ascoltatela perchè è un pezzo di storia!

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