Irlanda, diciassettesimo secolo. Dopo lunghe e cruente battaglie, la contea di Kilkenny cade in mano agli inglesi. Ma la guerra non è finita.
Su ordine di Oliver Cromwell, la giovane apprendista cacciatrice Robyn Goodfellowe e suo padre Bill partono dall’Inghilterra alla volta delle foreste irlandesi, per rintracciare e uccidere l’ultimo branco di lupi che vive nei boschi. Dallo spirito avventuroso e dall’indole ribelle, Robyn sa bene come muoversi tra alberi, fiumi e insidie tipiche di quei territori. Qui, scopre un mondo molto diverso da quello finora conosciuto, e in una maniera inaspettata.
Quando incontra Mebh, una ragazza selvaggia allevata dai lupi, stringe con lei una forte amicizia. Quest’ultima fa parte di una misteriosa tribù che si dice abbia la capacità di trasformarsi in lupi durante il sonno….

 

Titolo originale: Wolfwalkers
Genere: Fantastico
Anno:2020
Regia:Tomm Moore, Ross Stewart
Attori: Honor Kneafsey, Sean Bean, Eva Whittaker, Simon McBurney, Tommy Tiernan
Paese: Irlanda, Lussemburgo, USA
Durata:103 Min

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Wolfwalkers – Il popolo dei lupi arriva direttamente sulla piattaforma streaming Apple TV+, dopo un breve passaggio nelle sale del Regno Unito lo scorso ottobre. Per scoprire finalmente uno sguardo sull’animazione unico e prezioso, lontano dalle mode e dalle tentazioni, in grado di trasformare l’aderenza a uno stile bidimensionale nello strumento privilegiato per aprirsi a profondità inaudite, tanto nei contenuti quanto su un piano prettamente estetico e visivo.

scritto da Will Collins a partire da un evento realmente accaduto (lo sterminio dei lupi in Irlanda nel XVII secolo da parte degli inglesi), in Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è facile ritrovare alcune delle ossessioni di Moore (stavolta affiancato in cabina di regia da Ross Stewart): l’attaccamento alle tradizioni e al folklore della propria terra, l’adolescenza come momento fondamentale per la formazione dell’individuo, il cambiamento come fattore necessario per la scoperta e l’accettazione di sé.

La storia è quella della giovane Robyn, figlia di un rinomato cacciatore di lupi nella Kilkenny del 1650 che non vede l’ora di poter seguire le orme del padre ma che, una volta avventuratasi nei boschi fuori dalle mura della città, stringe amicizia con Meth, una misteriosa ragazza che si rivelerà essere una wolfwalker: il suo potere è infatti quello di trasformarsi in lupo durante il sonno, con il rischio però di venire uccisa, oltre che dal padre di Robyn, anche da Lord Protector, lo spietato governatore della città.

Al terzo film, l’apparato visivo messo in scena da Moore non smette di stupire: la sua composizione dell’inquadratura è un mosaico di geometrie che trasformano l’essenzialità in poesia, rivendicando con convinzione la scelta della bidimensionalità di un’animazione volutamente sporca e piena di graffi, ma lontanissima dalla freddezza di un esercizio di stile calcolato a tavolino. Un atteggiamento in netta controtendenza rispetto ai canoni raggiunti dal digitale, per ricordare non soltanto che l’animazione tradizionale è tutt’altro che sorpassata, ma anche che il candore e l’immediatezza possono ancora essere un mezzo insostituibile per arrivare al cuore e agli occhi dello spettatore. Proprio la semplicità, infatti, sembra essere uno degli obiettivi principali del film: la narrazione basica e lineare, vicina a quella dei classici Disney dei tempi che furono e lontanissima da quella – ben più strutturata e complessa – di La canzone del mare, potrebbe persino insospettire lo spettatore memore dei precedenti lavori di Moore.

Inoltre manca, o quantomeno è presente in quantità minore, anche quel mare magnum di invenzioni e rarefazioni visive proprio di The Secret of Kells, mentre mai come stavolta lo spirito si fa vicino a quello ecologista e ambientalista dello Studio Ghibli di Miyazaki: ma sarebbe bello smettere finalmente di cercare l’esclusività a tutti i costi e imparare a godere della spontaneità di un film capace di parlare in egual misura a grandi e piccoli, regalando sequenze di enorme impatto emotivo come la corsa notturna nella foresta sulle note di Running with the Wolves di Aurora.

 

E allora il cuore del film diventano proprio i momenti in cui la piccola Robyn ottiene da Meth il potere dei wolfwalkers: si cresce e si impara a vivere solamente quando si riesce ad aprirsi all’altro, trasformandosi in ciò che si teme e che si vorrebbe distruggere, per imparare che tutta la vita è un continuo percorso di cambiamento.

Non è un caso quindi che le parole più usate qui sopra, semplicità e trasformazione, siano anche quelle che oggi fanno più paura: la prima al critico, la seconda all’uomo.

Wolfwalkers è l’esatto opposto di questa visione stereotipata del cinema d’animazione. Il film non vuole di certo rinunciare ai più piccoli, raccontando una storia di un’amicizia vera, senza pregiudizi. Da un lato, una giovane inglese dai colori biondi delicati, Robyn, che non vuole rinunciare ai suoi sogni nonostante la comunità rimanga ferma sulle sue posizioni. Una ragazza non dovrebbe impugnare una balestra, ma il mito e l’amore che ha verso il padre la porta a voler diventare una cacciatrice di lupi, che in quel momento stanno minacciando gli umani. Dall’altro lato, Mebh, la più piccola dei Wolfwalkers che con la sua tinta rossa sgargiante ricorda Merida nel film Pixar Brave, ma che di notte, una volta addormentata, incarna le sembianze di un lupo. Un caratteraccio, il suo. Coraggiosa e ribelle. ma nel corso del film si nota anche in lei un lato emotivo profondo, legato al futuro della foresta e dei lupi, minacciati dalla deforestazione. Gli autori giocano su entrambi i punti di vista, che si completano in maniera reciproca visto che entrambi perseguono i medesimi obiettivi: la sopravvivenza, e l’appartenenza a un gruppo. Tutto questo è ancora più marcato dalla scelta stilistica degli autori, che da una forma bidimensionale si prova (riuscendo) a restituire tridimensionalità al racconto. E non è solo una questione di immagine, con trovate geniali che mettono in gioco lo sguardo dello spettatore. Si tratta anche di loro, dei personaggi in cerca di una loro identità, senza che questa venga loro imposta.

Su questo, il film trova il giusto equilibro in questo racconto di sana amicizia tra queste due ragazze dal cuore puro, che seppur da mondi diversi, riescono ad immedesimarsi condividendone i fini. Wolfwalkers diventa dunque un valido prosecutore dell’anima del cinema di Hayao Miyazaki, abbracciando anche la visione ambientalista, un tema più che mai attuale.

VOTO 8